Monnalisa – Annual Report 2012

Scarica Annual Report 2012La percentuale di fornitori con indice di qualità buono o ottimo sul totale dei fornitori valutati è piuttosto alta ed in crescita rispetto allo scorso esercizio, a significare l’importante patrimonio di competenze e conoscenze capitalizzate nella relazione tra Monnalisa e la sua catena di fornitura (77,69 % di fornitori con IQ buono/discreto/ottimo sul totale dei fornitori valutati).

L’analisi della catena di fornitura dal punto di vista globale consente di evidenziare una localizzazione prettamente italiana dei fornitori (su circa 161 fornitori consolidati di materia prima e prodotti, soltanto il 17% è localizzato all’estero e, di questa percentuale, il 39% è situato in Cina, i restanti in Bulgaria, Taiwan, Egitto, Turchia, Francia).

La presenza della certificazione SA8000 consente di mitigare eventuali rischi paese di violazione dei diritti umani. La norma SA8000 contiene infatti uno specifico requisito relativo all’estensione del controllo alla catena di fornitura, che consente, di fatto, all’azienda di monitorare (attraverso il questionario di valutazione e l’impegno al rispetto dei requisiti della norma) tutta la catena di fornitura. Ad eccezione dei fornitori di servizi che possono essere impiegati per attività non direttamente attinenti al prodotto, tutti i contratti di fornitura di Monnalisa riportano clausole sociali, ambientali e di sostenibilità. Al 100% dei fornitori è richiesto di ottemperare ai requisiti SA8000 ed a quanto previsto dal codice di condotta.

A ciò si aggiungono anche gli audit effettuati (sia da parte terza che da Monnalisa direttamente), la cui programmazione avviene sulla base di vari fattori, quali la tipologia di lavorazione, la dimensione e localizzazione dell’azienda, l’esito di precedenti verifiche ispettive.

Gli audit effettuati nel 2012 coprono più del 18% dell’acquistato a valore di materie prime e lavorazioni, se invece si considera l’acquistato per le stesse categorie relativo agli ultimi tre anni, la quota di acquisto coperta da audit arriva al 39%. In occasione degli audit presso fornitori, non sono state rilevate non conformità critiche, sono stati invece individuati e condivisi con le aziende ambiti di miglioramento.

A questi audit si aggiungono quelli tenuti dalla Disney su fornitori cinesi presso i quali vengono realizzati prodotti contenenti immagini soggette a royalty. Questi audit che hanno lo scopo di verificare la compliance delle aziende rispetto alle clausole etiche del codice di condotta Disney hanno portato, nel caso di non conformità di natura maggiore o di mancata risoluzione di non conformità minori, alla decisione da parte di Monnalisa di chiudere il rapporto con il fornitore stesso.

E’ in via di sviluppo un’area del portale aziendale dedicata ai fornitori, in essa sarà previsto anche un canale per segnalazioni di presunte anomalie/violazioni relative ai diritti umani, in modo che possano essere gestite mediante il sistema SA8000, alla stessa stregua dei rilievi interni.

Con lo scopo di rendere sempre più stringente l’impegno sul fronte della sostenibilità in tutta la catena di fornitura, Monnalisa ha elaborato un codice di condotta per i fornitori che rappresenta una vera e propria clausola contrattuale e che raccoglie al proprio interno tutti gli standard ai quali l’azienda intende adempiere. Nello specifico, oltre ai requisiti previsti da SA8000, il codice include clausole relative all’ambiente, alla sicurezza del prodotto ed alla tutela del know how aziendale. Nel sottoscrivere il contratto di fornitura, di cui il codice rappresenta una specifica clausola, il fornitore si impegna ad assumere azioni positive per l’attuazione del codice e ad accogliere eventuali visite ispettive da parte del committente volte a verificarne la corretta applicazione.

All’interno del codice di condotta c’è uno specifico rimando alla normativa Reach, rispetto agli sviluppi della quale Monnalisa si sta mantenendo informata, mediante le linee guida (in draft) per l’applicazione e il monitoraggio (inclusa la catena di fornitura) sull’applicazione della direttiva. Inoltre, vi è un contatto costante con l’helpdesk Reach per chiarire eventuali interpretazioni della direttiva. Nell’ottobre 2012 è partito anche l’invio dell’informativa Reach a tutti i fornitori di tessuto. Con lo scopo di ridurre i tempi di consegna ai clienti, i costi di trasporto e magazzino e le emissioni di CO2, sono stati ridisegnati i flussi logistici della supply chain relativa alle merci di importazione dall’Estremo Oriente.

Sul fronte della logistica, un progetto ha previsto il coinvolgimento di un partner logistico e la definizione di un magazzino doganale in Cina in cui far convogliare la produzione Made in China destinata alle seguenti aree: Cina, Giappone, Corea del Sud, Hong Kong, Australia e USA. Il progetto in fase pilota nel 2012 ha avuto esito positivo, verrà pertanto replicato per le prossime stagioni con progressiva estensione della clientela, ove fattibile. In linea con gli obiettivi iniziali, possono essere delineati i benefici ottenuti, sintetizzabili in: riduzione del tempo di consegna, riduzione dei costi di trasporto, riduzione dei costi operativi di gestione del magazzino di proprietà, aumento del servizio al cliente e riduzione impatto ambientale mediante contenimento delle emissioni di CO2 derivanti dai trasporti Cina-Italia.
Il primo test relativo al progetto ha interessato circa 3.000 capi che invece di essere spediti da Hong Kong ad Arezzo, e poi da Arezzo al cliente americano (a New York), hanno viaggiato direttamente da Hong Kong a New York. Considerando i mezzi di trasporto impiegati ed il peso del carico, pari a 1.260 kg, il viaggio diretto dal fornitore al cliente ha consentito di risparmiare circa 3 tonnellate di CO2.